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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: cosa cambia dopo le ultime pronunce della Cassazione

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) continua a essere uno degli istituti più dibattuti del diritto del lavoro italiano, oggetto di una giurisprudenza in costante evoluzione che ne ha progressivamente ridefinito i contorni applicativi. Con una serie di recenti pronunce, la Corte di Cassazione ha confermato e affinato i criteri necessari per ritenere legittimo il recesso datoriale per ragioni economico-organizzative. In primo luogo, il datore di lavoro è tenuto a dimostrare l'effettività della ragione organizzativa addotta, escludendo che essa costituisca un mero pretesto per liberarsi del lavoratore. In secondo luogo, persiste l'obbligo di repêchage: il datore deve provare l'impossibilità di...

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Cosa Succede al Lavoratore che Lancia un Tavolo contro un Collega? La Risposta della Cassazione

I conflitti nei luoghi di lavoro, se non gestiti adeguatamente, possono degenerare in episodi di violenza con conseguenze disciplinari e giuridiche rilevanti. Un caso emblematico è stato affrontato dalla Corte di cassazione, relativa a un dipendente della SDA Express Courier che, in preda all’esasperazione, ha lanciato un tavolo contro un collega. L’aggressione fisica non si è esaurita con il gesto violento: il lavoratore ha anche omesso di prestare soccorso alla persona ferita e ha abbandonato il luogo di lavoro. A seguito dell’episodio, il datore di lavoro ha proceduto al licenziamento per giusta causa. Il dipendente ha impugnato il provvedimento, sostenendo che...

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La presunzione di conoscenza della contestazione disciplinare nel caso di compiuta giacenza. (Corte di Cassazione, sez. Lavoro n.23260/2017)

La sentenza in esame ha affrontato il caso di un dipendente, licenziato per giusta causa, il quale impugnava la risoluzione del rapporto di lavoro lamentando un vizio di procedura che avrebbe comportato la nullità del licenziamento, poiché il perfezionamento della notifica della lettera di contestazione era avvenuta per compiuta giacenza, non sussistendo - secondo il suo legale - alcuna prova dell’effettiva consegna dell’atto. Il lavoratore sosteneva di non aver potuto ritirare la raccomandata essendo malato e tale circostanza gli avrebbe impedito, conseguentemente, di venire a conoscenza della lettera di contestazione.
La Suprema Corte ha ritenuto infondate le censure mosse dal lavoratore chiarendo...

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La Corte Europea cambia idea: non si può licenziare dopo aver controllato le email del dipendente.

Sul come coniugare la privacy del dipendente e la legittima verifica del datore di lavoro sul suo comportamento vi è un ampio dibattito, non solo in Italia, ma anche in Europa. Una Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 2016 sembrava affermare che il datore di lavoro che controllava le email del dipendente sul PC aziendale, era legittimato a licenziarlo avendo scoperto l'utilizzo delle attrezzature informatiche per finalità non inerenti al lavoro. A settembre 2017 invece, la medesima Corte ha sostanzialmente cambiato idea, ritenendo che comunque il controllo dell'email del dipendente fosse una violazione eccessiva dei diritti alla privacy...

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