Facebook

Linkedin

Search

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: cosa cambia dopo le ultime pronunce della Cassazione

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (GMO) continua a essere uno degli istituti più dibattuti del diritto del lavoro italiano, oggetto di una giurisprudenza in costante evoluzione che ne ha progressivamente ridefinito i contorni applicativi.

Con una serie di recenti pronunce, la Corte di Cassazione ha confermato e affinato i criteri necessari per ritenere legittimo il recesso datoriale per ragioni economico-organizzative. In primo luogo, il datore di lavoro è tenuto a dimostrare l’effettività della ragione organizzativa addotta, escludendo che essa costituisca un mero pretesto per liberarsi del lavoratore. In secondo luogo, persiste l’obbligo di repêchage: il datore deve provare l’impossibilità di ricollocare il dipendente in una posizione alternativa all’interno dell’azienda, anche in mansioni inferiori, purché compatibili con il profilo professionale.

Sul piano delle tutele applicabili in caso di illegittimità del licenziamento, il quadro post-Jobs Act rimane stratificato. Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 continuano ad applicarsi, in via di principio, le tutele reintegratorie di cui all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, seppure con i limiti fissati dalla riforma Fornero del 2012. Per quelli assunti successivamente, il regime del contratto a tutele crescenti ex D.Lgs. n. 23/2015 prevede, nella generalità dei casi, una tutela meramente indennitaria.

Tuttavia, la giurisprudenza più recente ha aperto spazi interpretativi rilevanti in ordine alla possibilità di riconoscere la tutela reintegratoria anche ai lavoratori soggetti alle tutele crescenti, in presenza di specifiche condizioni. Si tratta di un’area del diritto che richiede un’analisi puntuale della fattispecie concreta, caso per caso.

Una consulenza specializzata in materia giuslavoristica è oggi più che mai indispensabile, tanto per i datori di lavoro che intendono procedere a una ristrutturazione organizzativa, quanto per i lavoratori che ritengano di essere stati illegittimamente licenziati.